Si propone un quesito inerente il corretto metodo di calcolo, le possibilità di adozione e l'applicazione temporale del fondo crediti di dubbia esigibilità in fase di rendiconto con il metodo semplificato

Il quesito
Con riferimento al principio contabile 3.3 del D.Lgs.118/2011, si chiedono spiegazioni ed approfondimenti in merito al calcolo del fondo crediti di dubbia esigibilità in fase di rendiconto con il metodo semplificato.
Come va calcolato, quali enti possono adottarlo e se può applicarsi fino al 2018.
La risposta
Allo scopo di andare incontro alle difficoltà degli enti locali nella determinazione del FCDE (difficoltà riferite non tanto alle modalità di calcolo, ma connesse all’impatto che tale fondo produce sulla determinazione del risultato “effettivo” di amministrazione), con il D.M. 20 maggio 2015, concernente il primo aggiornamento del D. Lgs. n. 118/2011, è stato modificato ed integrato il paragrafo 3.3 del principio contabile n. 4/2, nel senso che per la determinazione del FCDE in sede di rendiconto è stato introdotto, in aggiunta - ed in alternativa - al metodo ordinario (che prevede la applicazione del complemento a 100 della media del rapporto tra incassi e residui attivi degli ultimi 5 anni), il metodo cosiddetto “semplificato”, che non prende in considerazione il volume dei residui attivi, ma che più semplicemente determina l’importo del FCDE sulla base del fondo precedentemente accantonato nel risultato di amministrazione dell’ultimo rendiconto approvato e dell’accantonamento disposto in via definitiva nel bilancio di previsione, al netto delle eventuali cancellazioni dei crediti per inesigibilità; con riferimento al rendiconto 2016, tale metodo semplificato può essere rappresentato dalla seguente formula:
+ FCDE accantonato nel risultato di amministrazione 2015;
+ FCDE accantonato definitivamente nel bilancio di previsione 2016;
- utilizzi del FCDE per cancellazione o lo stralcio di crediti di dubbia esigibilità disposti nel corso del 2016.
Per quanto concerne la terza voce della formula sopra riportata (utilizzi del FCDE per cancellazione o stralcio), si evidenzia che essa riguarda unicamente i crediti che in occasione del riaccertamento dei residui vengono eliminati totalmente (cancellazione) o in parte (stralcio) in quanto dichiarati inesigibili: non si tiene conto pertanto dei residui che in tale sede vengono eliminati in quanto insussistenti.
Relativamente a detta ipotesi di cancellazione (o stralcio) di crediti di dubbia esigibilità, si ricorda che il paragrafo 9.1 del principio contabile n. 4/2 precisa che trascorsi tre anni dalla scadenza di un credito di dubbia e difficile esazione non riscosso, il responsabile del servizio competente alla gestione dell’entrata valuta l’opportunità di operare lo stralcio di tale credito dal conto del bilancio, riducendo di pari importo il fondo crediti di dubbia esigibilità accantonato nel risultato di amministrazione (quindi l’eliminazione dei residui attivi inesigibili dal conto del bilancio non peggiora il risultato di amministrazione, poiché l’effetto negativo è compensato dalla riduzione di pari importo del FCDE).
In tale occasione, ai fini della contabilità economico patrimoniale, il responsabile del servizio finanziario dovrà valutare la necessità di adeguare il fondo svalutazione crediti (FSC) accantonato in contabilità economico patrimoniale (da non confondere con il FCDE che è proprio della contabilità finanziaria) e di riclassificare il credito nello stato patrimoniale (dall’attivo circolante alle immobilizzazioni finanziarie).
Si ricorda poi che l’elenco dei suddetti crediti stralciati dalla contabilità finanziaria in quanto inesigibili deve essere riportato in allegato al rendiconto della gestione (art. 11, comma 4, lettera n, del D. Lgs. n. 118/2011), sino al compimento dei termini di prescrizione.
Si evidenzia altresì che l’importo ottenuto con il suddetto metodo “semplificato” costituisce l’importo minimo dell’accantonamento da effettuare, onde è da ritenere consentito l’accantonamento di un importo superiore.
Il suddetto metodo può essere utilizzato da tutti i comuni (siano essi sperimentatori o meno, e di qualsiasi dimensione demografica); il ricordato paragrafo 3.3 del principio contabile n. 4/2 espressamente dispone che la facoltà di utilizzare detto metodo in occasione del rendiconto è consentita dall’esercizio 2015 e fino all’esercizio 2018.

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