Corte dei Conti Autonomie: per la quantificazione della quota del 50% non si possono detrarre le spese per il personale

Con deliberazione n. 1/SEZAUT/2019/QMIG del 21 dicembre 2018, depositata l'11 gennaio 2019, la Corte dei Conti . - Sez. Autonomie ha fornito chiarimenti sui vincoli sugli introiti derivanti dall'accertamento delle sanzioni amministrative pecuniarie per violazione dei limiti massimi di velocità.

Nello specifico, si riprende un parere richiesto alla sezione Veneto inerente le prescrizioni di cui al comma 12-bis dell'art.142 C.d.S., ai fini della corretta quantificazione della quota del 50% dei proventi derivanti dall'accertamento delle violazioni dei limiti massimi di velocità rilevati con apparecchi elettronici sia corretto detrarre da tale quota, oltre alle spese connesse al rilevamento, all'accertamento e alla notifica della violazione, ed a quelle successive relative alla riscossione della sanzione, anche quelle relative alle spese del personale impiegato nella specifica attività di controllo e di accertamento delle violazioni, comprese le attività svolte dal personale amministrativo interno.

In via preliminare, la Sezione delle Autonomie precisa che i proventi - per violazione dei limiti di velocità - devono essere distribuiti per metà all'ente proprietario della strada su cui è posizionato il rilevatore di velocità e per l'altra metà all'ente locale accertatore.

Con riferimento alla possibilità di scorporo della spesa per il personale impiegato nel servizio, la Corte invece evidenzia la specialità della norma che stabilisce la specifica destinazione dei proventi ne supporta una lettura interpretativa che non può non tener conto del tenore letterale dell'inciso "ivi comprese le spese relative al personale" contenuto nel comma 12-ter dello stesso art. 142.

Fondamentalmente, cioè, il vincolo di destinazione previsto dal legislatore è finalizzato ad incrementare l'attività connessa ad un servizio pubblico (quello di "polizia stradale, ai sensi dell'art. 11, comma 1, lettera a) C.d.S." attribuito agli enti comunali per quanto concerne i centri abitati. Ne segue che dalla quota stabilita dalla norma per potenziare l’indicato servizio pubblico non possono detrarsi le spese connesse a quella attività, salvo una specifica deroga (non presente nel caso di specie) espressamente prevista dalla legge. Diversamente opinando, si dovrebbe pervenire alla paradossale conclusione che dalle risorse vincolate al potenziamento delle attività di controllo e di accertamento delle violazioni in materia di circolazione stradale, e quindi destinate alla copertura delle relative spese, si debbano sottrarre dalla quota attribuita all’ente accertatore proprio quelle spese alla cui copertura è finalizzato il vincolo sui proventi voluto dal legislatore.

In conclusione, l'ente locale e l'ente proprietario della strada dovranno seguire le indicazioni dei principi contabili, stanziando entrambi l'accertamento lordo al netto della quota del Fondo crediti di dubbia esigibilità (FCDE) e dell'eventuale compenso al concessionario, senza possibilità di detrarre "le spese per il personale impiegato nella specifica attività di controllo e di accertamento delle violazioni, le spese connesse al rilevamento, all'accertamento e alla notifica delle stesse e quelle successive relative alla riscossione della sanzione".

Questo il principio di diritto enunciato:

"Ai fini della corretta quantificazione della quota del 50% dei proventi derivanti dall’accertamento delle violazioni dei limiti massimi di velocità, di cui all’art. 142, comma 12-bis, del d.lgs. n. 285/1992, attribuita all’ente da cui dipende l’organo accertatore, non devono essere detratte le spese per il personale impiegato nella specifica attività di controllo e di accertamento delle violazioni, le spese connesse al rilevamento, all’accertamento e alla notifica delle stesse e quelle successive relative alla riscossione della sa


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