Dal Garante Privacy arriva lo stop all'uso massivo e obbligatorio, in tutte le pubbliche amministrazioni, delle impronte digitali dei dipendenti più la videosorveglianza

Il Garante per la Privacy ha fornito un secondo parere sul disegno di legge C. 1433, recante interventi per la concretezza delle azioni delle pubbliche amministrazioni e la prevenzione dell'assenteismo (cd. Decreto Concretezza).

L'art.2 del DDL, nello specifico, prevede per tutte le amministrazioni pubbliche - eccetto per il personale in regime di diritto pubblico e per il lavoro agile - l'introduzione di sistemi di verifica biometrica dell'identità e di videosorveglianza degli accessi in sostituzione dei diversi sistemi di rilevazione automatica, attualmente in uso, ai fini della verifica dell'osservanza dell'orario di lavoro.

La norma prevede attraverso l'impiego contestuale - e non alternativo - dei relativi sistemi, il trattamento sia di dati personali quali l'immagine della persona (con l'utilizzo di strumenti di videosorveglianza), sia di dati biometrici, destinatari come detto di una tutela rafforzata che ne ammette l'utilizzo solo in presenza di specifici requisiti.

Per il Garante, nonostante l'inciso inerente il rispetto dei principi di proporzionalità, non eccedenza e gradualità, la norma deve ritenersi incompatibile con tali principi, laddove intenda - come parrebbe dato il tenore letterale - continuare a configurare la rilevazione biometrica - unitamente peraltro alle videoriprese - quale obbligatoria in ogni pubblica amministrazione. Ciò perché non può ritenersi in alcun modo conforme al canone di proporzionalità l'ipotizzata introduzione sistematica, generalizzata e indifferenziata per tutte le pubbliche amministrazioni, di sistemi di rilevazione biometrica delle presenze, in ragione dei vincoli posti dall'ordinamento europeo per l'invasività di tali forme di verifica e le implicazioni proprie della particolare natura del dato.

Il requisito del rispetto dei principi di proporzionalità e minimizzazione, introdotto al Senato, avrebbe una portata normativa effettiva solo laddove si intendesse la norma come volta a prevedere:

  • a) l'alternatività del ricorso alla biometria o alla videosorveglianza: ma il dettato normativo è chiaro nel configurare invece tali sistemi come cumulativi, il che di per sé contrasta con il canone di necessità e proporzionalità;
  • b) l'introduzione di tali nuovi sistemi di rilevazione non già come obbligatoria ma ammessa al ricorrere di particolari esigenze e ove altri sistemi di rilevazione delle presenze non risultino idonei rispetto agli scopi perseguiti.

Secondo il Garante, quindi, sarebbe opportuno modificarne il testo prevedendo espressamente:

  • a) l'alternatività del ricorso alla rilevazione biometrica e alle videoriprese;
  • b) l'ammissibilità della rilevazione biometrica in presenza di fattori di rischio specifici ovvero di particolari presupposti quali, ad esempio le dimensioni dell'ente, il numero dei dipendenti coinvolti, la ricorrenza di situazioni di criticità che potrebbero essere anche influenzate dal contesto ambientale. L'articolazione, nel dettaglio, di tali requisiti ben potrebbe essere demandata ai regolamenti di cui ai commi 1 e 4.

Quindi, in definitiva, ove si confermasse la versione attuale della norma - interpretandola come volta a sancire l’indiscriminata e astratta obbligatorietà dei nuovi sistemi di rilevazione - essa sarebbe difficilmente compatibile con il criterio di "necessità nel rispetto del principio di proporzionalità" di cui all'art. 52 della Carta di Nizza.


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