Con una recente ordinanza, la Cassazione "boccia" l'IVA anche su Tia2 e Tari puntuale (cd. Tarip) rimandando la questione alle Sezioni Unite

Assume particolare rilevanza l'ordinanza 23949/2019 dello scorso 25 settembre della Corte di Cassazione (Civile, Sez.III), che - di fatto - getta le basi per chiarire la natura della TIA2 e la conseguente assoggettabilità a IVA, chiedendo l'intervento delle Sez. Unite ma suggerendo tutte le argomentazioni a supporto della tesi della natura di tributaria (e quindi della non assoggettabilità ad Iva della TIA2 e quindi Tari puntuale).

L'orientamento espresso è pertanto opposto a quello che la Cassazione aveva tenuto nell'ordinanza 32251/2018 del 13 dicembre scorso, dove si era invece ribadito che non sussiste alcun dubbio sulla natura della TIA 2 (tariffa di igiene ambientale), considerato che lo stesso decreto-legge 78/2010 prevede espressamente che le controversie rientrano nella giurisdizione dell'autorità giudiziaria ordinaria "sicché, a fronte del chiaro disposto di tale norma, è evidente che, a seguito della sua emanazione, non è più dato neppure interrogarsi sulla natura di corrispettivo, e non di tributo, della c.d. TIA 2, e sulla conseguente sua assoggettabilità ad IVA".

TIA 1 e TIA 2

L'oggetto del contendere, nel caso specifico, è rappresentato dall'applicabilità dell'Iva alla tariffa integrata ambientale, prevista dall'art. 238 del d.lgs. 152/2006 (c.d. TIA 2). 

Secondo il ricorrente, il Tribunale avrebbe erroneamente ritenuto di assimilare la TIA 2 alla TIA 1, traendo anche per la prima le conclusioni raggiunte per la seconda dalle Sezioni Unite in tema di applicabilità dell'IVA. L'errore - si continua - discenderebbe dalla diversa natura e dal diverso statuto della TIA 2 (avente natura corrispettiva, come affermato dal citato art. 238, in quanto correlata alla effettiva produzione di rifiuti con conseguente obbligo di pagamento soltanto in presenza di tale produzione) rispetto alla TIA 1 (avente, invece, natura tributaria, come precisato dalle Sezioni Unite di questa Corte, in quanto correlata alla mera occupazione o detenzione di locali ed aree, con conseguente obbligo di pagamento anche in assenza di produzione di rifiuti). 

La Corte invece non intravede il "rapporto sinallagmatico" che è nella natura di una tariffa corrispettiva. 

Ed infatti, secondo i Giudici la nuova tariffa "è un importo dovuto in ragione del possesso o della detenzione di locali o areeed è parametrato per legge ad "una presuntiva produzione di rifiuti" sulla base delle "quantità e qualità medie ordinarie di rifiuti prodotti per unità di superficie", inoltre, il contesto "non attribuisce alcun sostanziale rilievo alla volontà delle parti nel rapporto fra gestore e utente del servizio" perché nessuno può rifiutarsi di utilizzare il gestore comunale.


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